• Punto e basta

    TUTTO BENE

    Oggi voglio dimostrarti che quando ci viene detto che a nostro figlio, quando non è con noi, va TUTTO BENE, questo può celare diversi significati.

    Te ne svelo TRE , sulla base dell’esperienza diretta con Giulia, che oggi frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia.

    “Come è andata oggi?”
    “Tutto bene. Ha mangiato quasi tutto, ha dormito, è stata brava..”

    Considerato che Giulia è selettiva con il cibo ma mangia in quantità. Dorme non appena poggia la testa sulla brandina (al massimo entro 10 minuti). Ed è una bimba che non ha mai dato luogo a momenti di disagio per gli altri (raramente un pianto irrefrenabile che può accadere a tutti i bambini)…
    Non mi hai detto nulla di quello che so già perchè lo fa anche a casa!

    Faccio subito una premessa, prima di essere sotterrata dai “ma come si fa a riferire ogni giorno cosa ha fatto di diverso un bambino?“.
    Io non chiedo tutti i giorni, a meno che sia l’insegnante ad approcciarmi mentre magari le lascio una consegna per Giulia.
    Di conseguenza, quando chiedo mi aspetto di sapere qualcosa che sia peculiare per Giulia, se non di quel giorno di qualche giorno prima. Perchè Giulia ha più difficoltà di un suo compagno,a volte, nello svolgimento di alcune attività.
    E’ anche bello,a volte, non chiedere ma essere anticipate dalle maestre!

    “Giulia cosa hai fatto oggi a scuola?”
    “Tutto bene. Ho disegnato”
    “Le piace molto!” aggiunge la maestra

    Bene, un’attività che le piace va “sfruttata”, regolamentata per aiutarla a migliorare la sua capacità locutoria. Infatti, le sue insegnanti di sostegno ne riportano spesso nel quaderno di comunicazione aumentativa le storie narrate da Giulia a sostegno di quel disegno o di quell’altro.
    E, di conseguenza, io a casa – quando mi chiede un foglio e una Tratto – la lascio fare e poi le chiedo cosa ha disegnato.

    Ieri sera le ho fatto addirittura una richiesta e lei – anzichè odiarmi l’ha eseguita per come la ricordava : la fiaba di Cappuccetto Rosso, che lei adora.
    ***Avresti dovuto vedere la mamma che porge il cestino con le mele a Cappuccetto***

    “Oggi ho fatto i muffin con Gino Pino”
    “E poi chi c’era? La maestra x e la maestra y”

    Se Gino Pino è un bimbo che ha una difficoltà simile a quella di Giulia.
    Se Gino Pino non fa parte della classe di Giulia.
    Se Gino Pino condivide la terapia in ospedale con Giulia.

    Per me questa non è inclusione.

    Due bambini di 4 e 5 anni non possono avere sentore di cosa sta accadendo, percepiscono il lato ludico di ciò che hanno fatto. Si conoscono e si vogliono bene.
    Ma tu maestra sai che stai sbagliando, a cominciare dall’aver tirato fuori dalle classi entrambi i bimbi senza altri loro compagni.

    Perchè ti sia chiaro, non sto scrivendo nulla di nuovo per la scuola. Erano e sono al corrente, l’insegnante ha ammesso di non aver valutato bene in quella circostanza e tanti bla bla bla che non sono di questo post.

    Indi per cui poscia….

    Cara mamma in crosta,

    • lo so che sapere che è andato TUTTO BENE può essere per te un sollievo
    • lo so che quando lasci a scuola tuo figlio pensi che passerà una giornata in compagnia dei suoi coetanei e sarà stimolato a fare qualcosa che lo aiuterà di più che stare con te 24 h su 24
    • lo so che tuo figlio può non poter fare tutto come gli altri ma almeno si impegna, sostenuto, a farne una o alcune

    Ma c’è una cosa sacrosanta che non devi mai dimenticare.

    La scuola è per te una palestra.

    Come tale deve darti riscontro di ciò che tuo figlio fa o non fa.

    Mi ripeto. Non serve una richiesta quotidiana, ma una tua “presenza” costante e insegnanti che abbiano a cuore la presenza di un bambino con difficoltà.

    E’ un binomio che non sempre funziona.

    Per estremo, c’è la mamma che parcheggia il figlio e spera che altri diano al bambino le risposte che lei non si adopera a cercare .
    O l’insegnante che per ignoranza o per incapacità o per un certo cinismo non si adopera quanto potrebbe e dovrebbe.

    Ma dall’una e dall’altra parte deve esistere, si deve esigere, per amore del bambino, il BUON SENSO.

    Tu mamma hai il compito di rafforzare le sicurezze che tuo figlio ha raggiunto a scuola confrontandoti con le insegnanti e scardinare le insicurezze sempre dal confronto con le insegnanti e, voi insieme, con le operatrici sanitarie.

    L’insegnante ha il compito di dare luogo alle attività scolastiche tenendo conto delle peculiarità del bambino con difficoltà presente in classe e della presenza, a fasce orarie, di chi lo sostiene.

    Esiste solo un burattinaio, per dirla alla brutta, perchè tutto fili liscio :

    SEI TU MAMMA IN CROSTA

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