• Punti di sospensione

    L’ emergenza e’ la loro attualita’

    Sto completando la lettura di un libro di Dacia Maraini – AMATA SCRITTURA – che mi ha molto colpita per l’analisi delle possibili e variegate SCRITTURE intese come stili, modi di approcciare il racconto.

    Mi sono imbattuta nel capitolo in cui si racconta come spesso siano scelti bambini come voce narrante di eventi spesso tragici, come la guerra.

    Riporto parti del contributo di Uri Orlev, scrittore israeliano nato in Polonia, cui Dacia Maraini chiede 𝓬𝓸𝓼𝓪 𝓻𝓲𝓼𝓪𝓵𝓽𝓪𝓿𝓪 𝓷𝓮𝓰𝓵𝓲 𝓸𝓬𝓬𝓱𝓲 𝓭𝓲 𝓾𝓷 𝓫𝓪𝓶𝓫𝓲𝓷𝓸 nel 1942, in pieno conflitto.

    “I bambini non conoscono altre situazioni, vista la loro età. L’accettano così com’è : vengono uccise delle persone, c’è la fame, si rischia la vita…Un bambino non pensa che la guerra è NORMALE, pensa che quella è la vita. I bambini si abituano a qualsiasi situazione, mentre le persone anziane hanno difficoltà maggiori”

    Ho avuto la conferma che ciò che dico spesso in questi giorni, quando mi confronto con i miei suoceri – che la guerra l’hanno vissuta anche sulla pelle dei loro cari – è reale.

    Una pandemia è un evento drastico, imprevedibile, che non ha un termine definito o definibile con certezza.

    Al contrario di una guerra, che fatto il patto di alleanza, cessa.

    I bambini ne sono stati “investiti” esattamente come noi, forse in maniera più evidente.

    Non vedono i loro compagni da fine Febbraio.
    Seguono le lezioni a distanza, anche se non sempre con il supporto delle loro insegnanti di sostegno.
    Non stavano così tanto in casa da molto tempo, se abituati ad andare a scuola, fare sport o andare dai nonni.

    Eppure, se ti fermi a pensare :

    + loro si alzano la mattina e sanno che ad una certa ora avranno da fare didattica o altra attività strutturata

    + loro hanno trovato nella lettura o nel disegno forme alternative per comunicare con sè stessi e con gli altri

    + loro approfittano di questo tempo traendone il più grande vantaggio : si godono la presenza dei o del genitore, organizzando giochi che prima non si pensava neanche di fare insieme

    + loro sanno che fuori c’è la “brutta febbre” e anche se vorrebbero farti compagnia in macchina per andare a far la spesa non si demoralizzano più di tanto quando ricevono un NO come risposta: trovano subito un’alternativa.

    + loro stando a casa osservano con più attenzione la natura che si muove all’esterno della loro finestra : prima la frenesia dei pochi momenti insieme non li lasciava notare così tante cose.

    + loro sanno che la “brutta febbre” impone l’uso della mascherina e dei guanti, ma di uscire “mascherati” non ne hanno sempre desiderio.
    Quindi per molti di loro il 4 maggio sarà un giorno come un altro di questa ATTUALITA’.

    𝓜𝓲𝓪 𝓬𝓪𝓻𝓪 𝓶𝓪𝓶𝓶𝓪 𝓲𝓷 𝓬𝓻𝓸𝓼𝓽𝓪
    Se potessimo cancellare i contenuti dei tanti post che scriviamo, più o meno di getto, sui social lamentando questa “reclusione”.
    Se dessimo ai nostri figli l’opportunità di dire ciò che provano, scommetto che le loro prime impressioni sarebbero cariche di serenità e positività.

    Non e’ ovvio e non e’ scontato, e’vero.

    Loro sono lo specchio di ciò che vivono in famiglia.
    Di ciò che tu trasmetti loro.

    Se sei stufa tu e lo dici o lo comunichi a gesti, saranno stufi e irritabili anche loro.
    Vorresti andare a correre, come facevi prima, qualche km lontano da casa, anche loro vorrebbero giocare solo all’aperto.
    Vorresti andare al mare, anche loro vorrebbero solo nuotare.

    Ma se tu ti sforzi, in rapporto agli spazi dei quali godi in casa, di vivere la tua attualità, scandendo i tuoi ritmi dettati da questa situazione, anche loro si alzeranno dal letto la mattina e faranno lo stesso.

    Le giornate NO che vivono o vivranno c’erano anche prima.
    Solo che non le attribuivi alla pandemia, ma ad altre situazioni.

    Perchè sforzarsi di voler analizzare la causa e non approntarsi a risolvere il problema?

    Credo che dovremmo partire dal considerare che siamo fortunati ad essere a casa nostra e, seppure con qualche limitazione (anche economica) siamo tutti insieme, 𝓬𝓪𝓹𝓪𝓬𝓲 𝓪𝓷𝓬𝓱𝓮 𝓭𝓲 𝓫𝓮𝓵𝓵𝓮 𝓬𝓸𝓼𝓮.

    “I bambini vedono e poi ricordano della guerra cose che non sono quelle centrali, ma sono quelle che li riguardano.” – Clara Sereni

    𝓢𝓮 𝓬𝓲 𝓹𝓮𝓷𝓼𝓲 𝓮̀ 𝓹𝓻𝓸𝓹𝓻𝓲𝓸 𝓬𝓸𝓼𝓲̀ 𝓪𝓷𝓬𝓱𝓮 𝓲𝓷 𝓺𝓾𝓮𝓼𝓽𝓪 𝓪𝓽𝓽𝓾𝓪𝓵𝓲𝓽𝓪̀.
    Loro non vanno in profondità dentro a tutte le notizie che noi adulti afferriamo ogni giorno da mass media di diverso tipo.
    A loro interessa di più che definiamo, ad esempio, i “nuovi confini” da rispettare per giocare a palla e che dovranno farlo per un po’ da soli.

    A LORO SERVE CONFERMIAMO CHE TUTTO QUESTO E’ ATTUALE E QUANDO PASSERA’ VIVREMO UN’ALTRA ATTUALITÀ.

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