• Punto e basta

    Ci sono nodi che non vorrai mai sciogliere

    Il nodo che mi lega a Giulia è chiaramente indissolubile.
    Ma esiste un altro nodo che non vorrei mai sciogliere.

    Oggi ti parlerò di chi condivide con me questo percorso, di chi come è indissolubilmente intrecciato con lei .

    IL SUO PAPA’.

    A prima vista ha le tipiche “fragilità” di un uomo.

    Non perde tempo a cercare una cosa se non la vede davanti al naso, non chiede aiuto se non quando non ha voglia o non può proprio farne a meno, rimugina sulle cose per troppo tempo!

    Ma se impari a conoscerlo scopri la sua vera essenza, quella che mostra solo a chi lui spera non lo ferisca mai.

    Ci lega un doppio nodo – quello dell’amore reciproco e quello dell’amore per nostra figlia.

    Ed è proprio partendo da quel 14 marzo 2014 che ti dirò lui chi è.

    E’ il padre che ci ha aspettato venire fuori dalla sala operatoria per oltre due ore.

    Senza osare disturbare quegli infermieri che avevano dimenticato ad avvisarlo che noi avevamo già fatto ed eravamo passati per il VIA della terapia intensiva entrambe.
    E anche se le gambe lo hanno sorretto a mala pena, ho aperto gli occhi e lui era lì accanto a me, per poi correre dalla sua bambina.

    E’ il padre che ha fatto crollare il mondo addosso a tutti quelli che non sapevano della sua ormai scontata prematurità!

    Era talmente felice della sua nascita da non essersi reso conto di aver pubblicato su Facebook la foto di Giulia avvolta da 1000 fili, con la testina ancora fasciata. Facendo crollare il mondo addosso a tutti quelli che non sapevano della sua ormai scontata prematurità!

    E’ il padre che tutte le sere, finito di lavorare, non prima delle 22.30 faceva pochi ma pesanti km per stare anche solo mezzora con la sua bambina.

    Ancora in incubatrice, per guardarla dormire placida.

    E’ il padre che temevo non avrebbe retto alla notizia di un possibile spettro autistico, pensando fosse una stupidaggine.

    Tanto da aver chiesto a mia sorella di farmi compagnia nello spiegargli che avremmo dovuto accompagnare Giulia a sostenere il test di valutazione.

    E stupendomi ancora una volta mi rispose: “Che problema c’è? Magari non lo sappiamo e uno di noi lo ha e lo ha trasmesso a lei. Lei se lo ha riceverà i sostegni che le servono e noi non abbiamo o avremmo avuto”

    E’ il padre che quando ha verificato i progressi tempestivi di Giulia ha voluto prendersi un giorno dal lavoro.

    Ed andare a conoscere di persona le sue terapiste e, dove possibile, vederle lavorare con la bambina.

    E’ il padre che non parla mai, ma che quando incrocia lo sguardo della neuropsichiatra di Giulia ha sempre almeno due domande pronte da farle che cominciano con : “Mi sono documentato e…”

    E’ il padre che sembra non ascoltare quando gli racconti come ci hanno consigliato di fare nel relazionarci con la bambina.

    E poi lo senti dall’altra stanza adottare proprio le tecniche delle quali gli avevo parlato.

    E’ il padre che adesso ha imparato anche ad adottare schemi suoi, in linea con i consigli dei terapeuti, e di Giulia e suoi sono e rimarranno.

    E’ l’uomo dal cui nodo può nascere solo un fiore.

    E’ quella crosta da noce di cocco (che lui odia ma rende molto l’idea) che sarà sempre pronto a fare in modo che il nostro marzapane non si incrini mai.

    E’ anche grazie a lui e al suo “Fai bene se puoi essere d’aiuto a qualcuno!” che oggi sono qui, ormai da qualche mese, a dirti che

    ESSERE MAMMA IN CROSTA DI MARZAPANE HA ANCHE I SUOI PRIVILEGI!

    Grazie papà Simone!

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