• Vengo da un altro pianeta

    Punto e basta

    Io vengo da un altro pianeta

    Quando ero piccola mia madre mi chiamava “principessa”, perchè, secondo la sua opinione, ero troppo legata ai principi del rispetto e dell’educazione (che lei stessa mi aveva insegnato), a tal punto da non lasciarmi mai andare.

    Credo invece che sia cresciuta pensando che il mondo possa essere migliore se cominciamo ad averne rispetto.
    Non solo per quello inanimato, ma anche per quello animato.

    Oggi cresciamo con l’idea che dobbiamo prevaricare per ottenere.
    Se non ci vedono, dobbiamo farci vedere a tutti i costi.

    E la cosa più assurda è che questo meccanismo funziona.

    Beh, io – l’ho sempre detto – VENGO DA UN ALTRO PIANETA.

    E ora che sono mamma e mamma in crosta cerco di svuotare questo pianeta da qualunquismi, egoismi, pressapochismi.

    Vengo da un pianeta dove esiste la cooperazione

    Non possiamo fare tutto da soli, nè abbiamo le capacità per farlo.
    Cediamo all’idea che COOPERARE e anche CONDIVIDERE siano il mezzo migliore per avere successo. O più semplicemente la serenità.

    Esempio banale.
    Tizio non condivide le misure adottate per prevenire casi di bambini portati a scuola più di 4 volte senza mascherina (il Ministero impone di averne addirittura una di scorta nello zaino).
    E cerca “la folla” che insieme a lui dia addosso alla Preside che ha indicato, allo stremo dei tentativi fatti per arrivare ad avere la cooperazione della famiglia, l’intenzione di coinvolgere l’assistente sociale.

    La mia domanda a Tizio è: tuo figlio (parliamo di bambini) esce di casa senza che tu ti accorga che non ha la mascherina?
    Non avete preparato lo zaino insieme?
    O semplicemente sei superficiale anche tu e usi la mascherina solo quando vai al supermercato per comprare i beni di sussistenza che, altrimenti, ti sarebbero negati?!?

    Vengo da un pianeta dove esiste la comunicazione bilaterale

    Io ho un’opinione, tu ne hai un’altra.

    Non importa essere d’accordo a tutti i costi, se si tratta di un confronto civile.
    Abbiamo perso la capacità di ascoltare.
    E’ vero, in certi casi ci avvaliamo della nostra esperienza per rendere più forte la nostra opinione, ma non è abbastanza per giustificare perchè non far parlare chi abbiamo di fronte.

    Esempio banale.

    Dopo tre anni, io so quale metodo usare, in base alle circostanze, per condurre Giulia a dialogare con me, giocare o lavorare con me.
    Ma sono sempre sorpresa di scoprire nuovi metodi quando mi confronto con la sua logopedista che, in quanto tale, ha conoscenza più specifiche seppure molto giovane.
    O più semplicemente ascolto e provo a mettere in pratica ciò che un altro genitore ha fatto col proprio figlio e mi ha raccontato.

    Vengo da un pianeta dove il saluto o il sorriso non si nega a nessuno

    Viviamo in una nuova località da soli 40 giorni.
    Se ti senti un pesce fuor d’acqua, ci sono i genitori – questa “casta” – che sono in grado di farti sentire peggio.

    Ci vediamo fuori da scuola due volte al giorno.
    Conosciamo le facce, ma quando accenni ad un sorriso o un saluto ecco che il viso dell’altro si gira dall’altra parte.
    Non sono nata qui, ma sono nata in un altro posto con un’altra storia.

    Poi mettici anche che alcuni avran capito che sono la mamma di Giulia e saran lì ad indagare cos’ha Giulia, se già le voci di paese non son circolate (mi domando in che modo!)

    Beh, sapete cosa c’è?!?
    Io vi sorriderò sempre e saluterò.

    Sarà la vostra decisione di aspettare di chiedermi il numero della patente per schedarmi oppure lasciarvi andare e scoprire che

    Sono di un altro pianeta, quello in cui essere diversi è essere se stessi.
    Vedo orizzonti dove altri vedono confini

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